30.000 desaparecidos argentini:

"Presentes!"

di Manfredo Pavoni Gay - per Selvas.org

Rodolfo Walsch, un grande giornalista e regista argentino, poco prima di sparire nel buio insieme ai trentamila desaparecidos aveva detto ai suoi pochi amici rimasti:«non dimenticatelo mai. Il vero cimitero sarà la memoria». Oggi dopo trent'anni è proprio la memoria e la lotta contro l'oblio che ha tenuto viva la democrazia in Argentina e forse ha contribuito a dare una svolta a questo Paese, di cui la metà dei suoi abitanti è fatta da italiani e italiane che vi sono immigrati. Un Paese, che non vuole dimenticare cosa accadde quel 24 marzo del 1976, quando dopo anni di feroci conflitti sociali, di repressione e di terrorismo di stato, basti pensare alla Triple l'Alleanza Americana Anticomunista, che andava a caccia di operai studenti intellettuali comunisti, una Giunta Militare composta dai generali Jorge Videla, Orlando Agosti e Eduardo Massera, prese il potere. Furono visti soprattutto all'estero, e in particolare in Italia che aveva enormi interessi economici in Argentina, come militari moderati e comunque il male minore al caos che attraversava il Paese.

Si parlò di “Golpe” morbido non come quello che Pinochet aveva fatto 3 anni prima in Cile. Non ci fu nessun assalto nessun bombardamento del Palazzo Presidenziale, nessun arresto di massa, nessuna esecuzione. Mentre il golpe cileno colpiva come un pugno nello stomaco l'immaginario collettivo, in Argentina si trattava di un golpe di destra contro un governo di destra. Uno dei tanti “golpes” che accadevano in sudamerica. In poco tempo il Piano di Riorganizzazione Nazionale, lo avevano chiamato così il processo repressivo, divise il Paese in 5 zone militari, in ogni zona vennero creati centri clandestini di detenzione e squadre composte da civili e militari cominciavano a sequestrare le persone. All'inizio presero i militanti politici, poi studenti, assistenti sociali preti delle comunità di base sindacalisti, maestri e perfino soldati che avevano manifestato idee progressiste. Le persone venivano torturate brutalmente, alcuni cedevano e facevano dei nomi magari di conoscenti vicini, e l'Argentina si riempì di prigioni, piccole Auschwitz dove vennero sequestrate torturate e uccise più di trentamila persone. Un'intera generazione venne eliminata per combattere una manciata di guerriglieri. I macellai della giunta militare hanno il merito di aver coniato una nuova parola al dizionario argentino:”desaparecidos.

Tango, empanadas e desaparecidos disse un giorno Borges, parlando dell'Argentina. I capi della giunta militare,tutti inscritti alla loggia massonica della P.2 e amici di Licio Gelli che in Argentina viaggiava con passaporto diplomatico, avevano imparato dalla esperienza cilena che non si dovessero fare prigionieri, riempire gli stadi le carceri, piuttosto occultare, sottrarre per non disturbare gli investitori stranieri e l'opinione pubblica occidentale. Così le persone cominciarono a sparire e i parenti non sapevano davvero cosa gli fosse accaduto. Nei commissariati cominciavano ad arrivare le mamme di questi giovani e i militari gli rispondevano che forse erano fuggiti all'estero o con la fidanzata e ogni giorno il numero dei desaparecidos aumentava. Le sparizioni miravano a gettare la società civile nel terrore e nella confusione. L'obiettivo era non solo sopprimere il corpo delle vittime, ma cancellarne l'identità i ricordi. Le squadre militari che sequestravano i ragazzi e le ragazze argentine rubavano anche le loro cose, i libri, i mobili, le case, e purtroppo anche i figli e le figlie che spesso venivano cresciuti dagli assassini dei loro genitori o venduti a famiglie di amici.
Così i genitori di quei ragazzi oltre a non avere una corpo su cui piangere la morte dei propri figli, non potevano nemmeno avere la possibilità di conoscerne i nipoti. Dove sono di desaparecidos? “Donde estan?” Molti furono gettati in mare dagli aerei dei militari o sepolti in fosse comuni. In alcuni rari casi si sono ritrovati i resti. Solo un mese fa le Nonne di Plaza de Mayo hanno annunciato alla stampa il ritrovamento del 82° nipote figlio di desaprecidos. Si chiama Sebastian, la mamma di origine italiana, si chiamava Adriana Tasca.

La storia e il ricordo dei desaparecidos oggi sopravvive negli “Hijos” un grande movimento che lotta per il castigo dei militari contro l'oblio e il perdono. Sono loro che hanno la Memoria, ai macellai della giunta militare resta il cimitero.

 

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Foto di Gaspar e Adriana genitori di Sebastian

DESAPARECIDOS

Informazioni sull'America Latina. A cura di Manfredo Pavoni. www.selvas.org